Caccia, il pericolo degli spari in piena estate

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ratto da ( www.dilloadalice.it   n.116 del 09/08/2006)

Ogni estate si ripropone in moltissime province d’Italia il problema degli “abbattimenti selettivi”, nome dietro il quale si nascondono massacri di migliaia di animali selvatici – ungulati di varie specie: caprioli, daini, cinghiali, ecc. – che hanno luogo a partire gia’ da luglio e agosto, periodo in cui la caccia e’ chiusa.

In questi mesi i cacciatori ottengono la “licenza di uccidere” e di sparare all’interno di boschi ancora pieni di gente che vi passeggia.

D’estate il numero di persone che frequentano i boschi “per diletto” e non per uccidere e’ molto piu’ alta che in inverno, e quindi e’ ancora piu’ pericolosa la presenza di cacciatori in questa stagione. Gia’ durante la stagione di caccia sono decine i morti e feriti tra le persone, ogni anno.

E si tratta comunque di un bilancio per difetto, perche’ conta soltanto gli incidenti riportati sui giornali: tanti ferimenti, magari piu’ lievi, e gli innumerevoli casi di “allarme sociale”, minacce dei cacciatori contro i cittadini indifesi, spari nei giardini e vicino alle case, ecc., spesso non sono riportati sui quotidiani.

I governanti locali che vogliono risolvere il problema del sovrannumero di animali selvatici adottano sempre la soluzione per loro piu’ semplice, nel senso di ‘meno laboriosa’, quella degli abbattimenti di massa. Ma dovrebbero iniziare ad ammettere che questa non e’ affatto una soluzione, perche’ il problema si ripresenta ogni anno. E quindi e’ loro dovere cercare e trovare altre soluzioni, soluzioni che non coinvolgano mai i cacciatori, il cui comportamento e’ sempre e comunque un pericolo per l’incolumita’ pubblica, che invece i governanti locali dovrebbero tutelare.

Sono moltissimi i casi di persone che abitano in campagna che non possono vivere liberamente la propria vita a causa del continuo pericolo rappresentato dai cacciatori. Dare a questi ultimi maggiori possibilita’ di sparare, anziche’, come sarebbe giusto, limitarle, per limitare pericoli e danni, e’ un controsenso. Non e’ quello che le persone vogliono. Ciascuno ha diritto a vivere nella propria casa in piena sicurezza, e ciascuno ha diritto a frequentare campagne e boschi senza correre il rischio di finire impallinato.

Solo nei casi in cui le persone sono abbastanza agguerrite e determinate a difendere il proprio diritto di vivere, di lavorare, di andare in giro in piena sicurezza, e impegnano tempo e risorse nel perseguire il loro fine, si riesce ad ottenere qualcosa: si tratta di ordinanze comunali che vietano la caccia in determinate aree del comune, proprio per tutelare l’incolumita’ pubblica. Varie ordinanze di questo tipo sono state ottenute, spesso grazie al supporto dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Caccia. Ma perche’ chi non ha abbastanza tempo, costanza, competenza, dovrebbe continuare a essere in balia dei cacciatori?

I governanti locali pensino a difendere le persone assediate dai cacciatori piuttosto che dare a questi ultimi ancora maggiori possibilita’ di sparare, e trovino soluzioni non cruente e non pericolose per eventuali problemi di sovrannumero di animali. E’ questo il loro dovere, non quello di applicare la soluzione piu’ comoda senza tener conto dell’incolumit pubblica e dell’avversione a soluzioni cruente della maggior parte della popolazione.

 

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